«Questa è la differenza tra la merda e noi. Noi stiamo zitti».
Il book trailer che ha portato Cristina in aula provoca il silenzio prima, poi il brusio incuriosito, poi un imprevisto «Vai, dai!»: straordinariamente inaspettato per un auditorio giovanile in una terra quieta e apparentemente staccata dai problemi di malavita..
È il giorno dell’orientamento universitario alla Lum Jean Monnet di Casamassima in provincia di Bari, la Libera università mediterranea: unica privata in Puglia.
L’evento del giorno “Giornalisti nella mafia”. A incontrare gli studenti, Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica che presenta il suo ultimo libro Perché no (Perdisa, pp. 128, € 9,00).
Ma è solo un pretesto: l’obiettivo è quello di parlare con i giovani di informazione, di comunicazione, prendendo spunto da un evento di cronaca del
L’evento del giorno “Giornalisti nella mafia”. A incontrare gli studenti, Cristina Zagaria, giornalista di Repubblica che presenta il suo ultimo libro Perché no (Perdisa, pp. 128, € 9,00).
Ma è solo un pretesto: l’obiettivo è quello di parlare con i giovani di informazione, di comunicazione, prendendo spunto da un evento di cronaca del
29 gennaio scorso verificatosi nei vicoli di Napoli: la rapina messa a segno da due giovinetti poco più che tredicenni, ancora in odore di incoscienza, al quale si riferisce il book trailer e a cui si ispira il libro.
«In realtà non sapevano nemmeno loro esattamente a cosa andavano incontro», racconta Cristina. «Sono andata là e ho fatto due chiacchiere con loro, dovevo ricostruire i fatti e avevo bisogno della testimonianza diretta – continua. Erano solo due ragazzetti e il ‘colpo’ è nato strada facendo: una mattina, quasi casualmente, uscendo di casa e decidendo di marinare la scuola». Così l’autrice racconta le vicende di quelle ore evolutesi tra le viuzze e sotto gli occhi dei passanti e dei residenti: una donna viene derubata, lei urla, chiede aiuto, ma nemmeno l’uomo rimasto sulla porta del negozio di fronte interviene. Lei è la maestra delle elementari dei suoi rapinatori. Loro, guardandola negli occhi, la colpiscono più volte. In cosa ha sbagliato coi suoi alunni?
Il silenzio in aula si fa assordante. Di fronte a Cristina Zagaria, ci sono gli studenti e gli insegnanti.
Come si raccontano gli episodi di ‘nera’ in città come Bari e Napoli?
«Questa è una piccola storia di cronaca che racconta la piccola vita di piccole persone in un piccolo libro», dice la Zagaria: «è carico di napoletanità». C’è qualcosa che accomuna Napoli e Bari (ora che è qui, di fronte al ‘piccolo’ pubblico barese, riflette e ricorda il momento in cui è tornata nella città levantina, dopo due anni): è la vivacità. Ma trova Bari nervosa, non l’aveva mai notato prima.
E il modo di comunicare? «La comunicazione tra guaglioni malavitosi a Napoli si evolve: ora se fanno ‘il palo’ chiamano i nomi di donne quando devono annunciare l’arrivo della polizia».
Napoli in realtà ha un’architettura urbana differente da quella di Bari; i quartieri si sovrastano uno su l’altro senza una netta separazione, si mescolano inevitabilmente tra loro insieme alle genti, alle abitudini. E un’abitudine che emerge è quella di fare silenzio quando non si deve parlare. Proprio come è capitato ad Adriana, la maestra, vittima della rapina. Napoli non si ribella, accetta il silenzio come baluardo per la sopravvivenza.
I giovani sono disorientati, ma nel loro piccolo mondo, sono capaci di essere curiosi e di interessarsi alla vita quotidiana, anche se danno l’impressione di essere staccati dalla realtà. Pongono domande ed esigono risposte: credibili, possibilmente. Non tardano infatti a farsi sentire: nel primo pomeriggio Cristina riceve mail dagli studenti: chiarimenti, curiosità e approfondimenti sugli argomenti trattati in aula.
Il libro si presta a favorire discussioni sulla comunicazione ai tempi di internet, sulle abitudini dei ragazzi e sulle censure giornalistiche, sull’uso dei social network e sugli scambi culturali tra generazioni diverse.
Perché no.. la cultura rende liberi.
«In realtà non sapevano nemmeno loro esattamente a cosa andavano incontro», racconta Cristina. «Sono andata là e ho fatto due chiacchiere con loro, dovevo ricostruire i fatti e avevo bisogno della testimonianza diretta – continua. Erano solo due ragazzetti e il ‘colpo’ è nato strada facendo: una mattina, quasi casualmente, uscendo di casa e decidendo di marinare la scuola». Così l’autrice racconta le vicende di quelle ore evolutesi tra le viuzze e sotto gli occhi dei passanti e dei residenti: una donna viene derubata, lei urla, chiede aiuto, ma nemmeno l’uomo rimasto sulla porta del negozio di fronte interviene. Lei è la maestra delle elementari dei suoi rapinatori. Loro, guardandola negli occhi, la colpiscono più volte. In cosa ha sbagliato coi suoi alunni?
Come si raccontano gli episodi di ‘nera’ in città come Bari e Napoli?
«Questa è una piccola storia di cronaca che racconta la piccola vita di piccole persone in un piccolo libro», dice la Zagaria: «è carico di napoletanità». C’è qualcosa che accomuna Napoli e Bari (ora che è qui, di fronte al ‘piccolo’ pubblico barese, riflette e ricorda il momento in cui è tornata nella città levantina, dopo due anni): è la vivacità. Ma trova Bari nervosa, non l’aveva mai notato prima.
E il modo di comunicare? «La comunicazione tra guaglioni malavitosi a Napoli si evolve: ora se fanno ‘il palo’ chiamano i nomi di donne quando devono annunciare l’arrivo della polizia».
Napoli in realtà ha un’architettura urbana differente da quella di Bari; i quartieri si sovrastano uno su l’altro senza una netta separazione, si mescolano inevitabilmente tra loro insieme alle genti, alle abitudini. E un’abitudine che emerge è quella di fare silenzio quando non si deve parlare. Proprio come è capitato ad Adriana, la maestra, vittima della rapina. Napoli non si ribella, accetta il silenzio come baluardo per la sopravvivenza.
I giovani sono disorientati, ma nel loro piccolo mondo, sono capaci di essere curiosi e di interessarsi alla vita quotidiana, anche se danno l’impressione di essere staccati dalla realtà. Pongono domande ed esigono risposte: credibili, possibilmente. Non tardano infatti a farsi sentire: nel primo pomeriggio Cristina riceve mail dagli studenti: chiarimenti, curiosità e approfondimenti sugli argomenti trattati in aula.
Il libro si presta a favorire discussioni sulla comunicazione ai tempi di internet, sulle abitudini dei ragazzi e sulle censure giornalistiche, sull’uso dei social network e sugli scambi culturali tra generazioni diverse.
Perché no.. la cultura rende liberi.
©Marilena Rodi